(Di LoRenzo Chiarlone)Progettato la sera stessa del 4 novembre 1918, venne costruito in pochi mesi e inaugurato nell’agosto 1919, il Monumento di Rocchetta è stato fra primi sorti in Italia. Da poco ha compiuto cento anni.

Grazie a Bartolomeo Tognoli, detto Tumlinu, (classe 1906), al compianto Pierangelo Tognoli e a Gino Viglione (“Shchèbi”), riusciamo ad avere alcune notizie sul centenario Monumento ai Caduti. Infatti pare che questo sia stato uno dei primi costruiti in Italia subito dopo la Grande Guerra.

Era arrivata nel pomeriggio del 4 novembre 1918 anche a Rocchetta la notizia della fine della guerra, la prima guerra mondiale, che si era portata via ben dodici giovani del paese.

Ricordava Tumlinu che alle quattro di quel giorno le campane si misero a suonare a festa. «Noi ragazzi siamo usciti tutti di casa e incontrammo il caposazione, il signor Alberto Satragno, con una manciata di monete da cinque centesimi. Ce ne diede una ognuno dicendoci: “Andate per il paese a portare l’annuncio che è finita la guerra. Viva la pace!”»

Aggiungeva Tumlinu: «Quella sera stessa, nell’osteria, gli uomini ne parlarono e decisero subito di costruire un monumento a ricordo dei compaesani di vent’anni morti in guerra, un numero altissimo per un piccolo centro, una comunità agricola, la grande famiglia rocchettese.»

Alcuni si incaricarono di raccogliere offerte presso le famiglie, qualcuno parlò all’avvocato Cambiaso, che offrì il terreno ove costruire il cippo. Gli scalpellini locali – – “i Deriâncziagni” – predisposero le pietre di arenaria, estratta dalla cava di Salomone; il muratore Pietro Tognoli (nonno di Anna e Chiara) si occupò poi della sistemazione.

Per curare l’iniziativa venne costituito uno specifico Comitato formato dal capostazione Satragno e dalle seguenti persone: il prof. Carlo De Benedetti (1920-1982, fratello del dottor Serafino, riposa nel cimitero rochettese), il maestro Carlo Garassino, il costruttore Pietro Tognoli, l’agricoltore Gino Fossati, il contadino Bartolomeo Barbero, gli scalpellini Andrea e Celeste Carle, il cantoniere provinciale Francesco Rodino, l’agricoltore Pietro Satragno, l’operaio Giuseppe Florenzo (“Cusé”) e l’agricoltore Mansueto Toso.

In breve venne realizzata la costruzione, semplice ma consistente, a pianta semicircolare, leggermente scampanata, costruita con blocchi semilavorati di arenaria estratta dai fratelli Mario e Celeste Carle (”i Deriâncziagni”) nonché da Osvaldo Grosso, detto “U Sèrgènt”.

L’area del monumento fu poi delimitata da pilastrini rotondi in pietra, finemente lavorati dagli scalpellini. I cippi vennero collegati da massicce catene.

La lapide con l’artistica figura liberty dell’Italia turrita e l’epigrafe venne commissionata al marmista savonese Galeotti.

Il Monumento venne inaugurato il 24 agosto 1919. Sette anni prima che fosse realizzato il Monumento di Cairo e di quello di Savona in piazza Mameli, come ricordava fiero Gino Viglione.

Accanto ai nomi dei Caduti rocchettesi della Grande guerra, sulla lapide sono poi stati aggiunti i nomi di un’altra dozzina di giovani Caduti nella guerra 1940-1945.

Quando non ci sono pandemie, ogni anno, la vigilia del 25 Aprile, nei pressi del Monumento si svolge una commemorazione dei Caduti e, per la ricorrenza della Liberazione, vengono letti da parte dei ragazzi delle Scuole elementari tutti i nomi dei partigiani rocchettesi ormai deceduti, praticamente quasi tutti, tranne un paio di arzilli longevi che sono ancora con noi.

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